La storia suggestiva e coinvolgente di una grande razza
Orecchie lunghe e vellutate, che si appoggiano sul petto
come un ampio scialle, occhi malinconici e sognanti, testa dall'espressione
nobile e dignitosa, corpo allungato, basso e pesante, saldamente piazzato sulle
zampe corte e con larghi piedi…un'impavida coda ostentata a mo' di
sciabola.
Il Bassethound, unico per le sue caratteristiche, sembra uscito
dallo schizzo di un umorista e suscita le più disparate reazioni, tranne
l'indifferenza: può colpire spiacevolmente per chi lo vede bizzarro e grottesco,
oppure affascinare irrimediabilmente, soprattutto per il suo sguardo da "cane
costituzionalmente distrutto dall'infelicità", a cui fa da contrappunto
un'insospettata allegria, vivacità, un inattaccabile buonumore ed un contagioso
ottimismo per la vita.
Appare chiaro che pochi aggettivi non possono
descrivere in modo esauriente il profilo del Bassethound, piacevolissimo come
compagno di vita, dal carattere poliedrico, dotato di un'innata dolcezza ed
affettuosità …e non scevro di una certa cocciutaggine!
Il Bassethound è prima
di tutto un segugio, talmente abile nello svolgere il suo lavoro da aver
soddisfatto generazioni di cacciatori.
E allora, quando il gioco si fa duro,
ecco il nostro Bassethound pronto a tirar fuori tutto il suo temperamento!
La
sua storia ci porta indietro in un viaggio nei secoli, dove la leggenda si
mescola alla storicità; non esistono prove dettagliate della presenza del
Bassethound come tale prima del 1585, ma occupandoci di una razza così
caratteristica e certamente molto antica, è doveroso ricordare che fin dal 2200
a.C. si hanno tracce di cani a gambe corte e dal corpo allungato, e persino
nelle tombe dei Faraoni appaiono raffigurazioni di questo tipo.
E' quindi
molto probabile che da questi antenati si siano sviluppate nel tempo, con
caratteristiche differenti, le singole razze a gamba corta, ovviamente in base
alle diversità morfologico-geografiche e climatiche dei territori.
Da questo
archetipo si distinsero due ceppi: il primo si spinse ad Oriente, originando i
cani Cinesi e Tibetani, mentre il secondo proliferò in Europa, affiancando nella
caccia le tribù nomadi.
Furono proprio i cani che cacciavano a fiuto, "canis
sagaces", che i nostri antichi Romani incontrarono invadendo la Gallia. E' molto
probabile che questi primitivi cani francesi siano gli antesignani dei primi
segugi, allevati dai monaci di un monastero delle Ardenne, fondato dal figlio
del duca della Guienne, Hubert (657-727 d.C.).
Racconta la leggenda che
questo nobile, impegnato in una battuta di caccia durante un venerdì santo, si
imbatté in un cervo, che portava una croce scintillante tra le corna. Il cervo
parlò ad Hubert, rimproverandolo perché si dedicava alla caccia nel giorno della
morte di Cristo e perché conduceva una vita dissoluta. Questo emblematico
incontro provocò la conversione di Hubert e la rinuncia alle nobili insegne di
cavaliere. Divenne monaco e fondatore dell'abbazia nelle Ardenne, quindi vescovo
di Liegi. Della vita precedente salvò solo la sua grande passione per i segugi,
che continuò ad allevare. Alla sua morte fu canonizzato protettore dei
cacciatori ed i suoi monaci continuarono in sua memoria l'allevamento dei segugi
di St. Hubert, stabilizzando la stirpe, anche se i singoli esemplari erano tra
loro molto diversi. Fino alla rivoluzione francese fornirono numerosi esemplari
ai re di Francia, particolarmente apprezzati per la loro abilità di
cacciatori.
La leggenda di St. Hubert fu immortalata dal Pisanello, ed il
dipinto è tuttora esposto alla National Gallery di Londra.
Vari cronisti
cinofili hanno descritto il segugio di St. Hubert: nel 1576 Tourbeveille nell'
"Art of Venerie", afferma sia dotato di corpo possente, gambe corte, non
particolarmente veloce, ma con ottimo fiuto e con mantello di diversi colori
(bianco per la caccia al cervo, nero per le piste di sangue). Nello stesso anno
Caius in "Of English Dogges", scrive: "i Segugi di St. Hubert si riconoscono per
labbra lunghe e larghe, molto pendenti, ed orecchie pendenti fino a coprire la
mascella".
Conseguentemente alla schiacciante superiorità sulle altre razze
da caccia, il segugio di St. Hubert divenne il prediletto della nobiltà e gli
aristocratici francesi allevarono e selezionarono questi segugi, ottenendo
addirittura tre varietà per razza, che si differenziavano prevalentemente per la
taglia: gli Chiens d'Ordre, di taglia grande, usati per le cacce a cavallo; gli
Chiens Briquet, usati da seguita e di taglia media; gli Chiens Basset, usati per
la caccia a piedi (chasse à tir), di taglia non superiore ai cm. 37,5.
Nella
chasse à tir, i cacciatori erano dotati di pesanti archibugi o moschetti, molto
difficili da maneggiare. Le prede quindi, generalmente cervo, coniglio o lepre,
erano cacciate in modo lento. I Basset erano formidabili coadiutori, poiché
grazie alla loro altezza ridotta, riuscivano a penetrare nel più fitto
sottobosco, stanando la selvaggina ed esponendola agli spari.
Prede più grosse ed impegnative non erano comunque fuori
dalla portata del nostro Basset, al quale non mancò il coraggio per affrontare
l'orso (denominato in Francia Bete Noir) ed il lupo, veri flagelli che causarono
enormi danni a raccolti e bestiame.
La parola Basset appare per la prima
volta nel 1585 nel libro "Venerie" di Jacques Du Fosilloux. In questo testo
l'autore dedica molte pagine alle virtù venatorie del Basset; vi compare anche
una bella illustrazione di Feyeraband, che immortala un allegro gruppo in
partenza per la caccia al tasso, su una charette de chasse. In questa
illustrazione è di notevole spicco la raffigurazione di due Basset, che sono
sorprendentemente somiglianti ai moderni Bassethound.
Con la rivoluzione
francese e la caduta della monarchia e dell'aristocrazia, le grandi riserve di
caccia vennero smembrate, i cani dispersi, ed alcune razze purtroppo si persero
per sempre.
L'allevamento dei Basset riprese durante il periodo della
Restaurazione a cura di appassionati cacciatori.
Fu soltanto nel 1863 che,
alla prima esposizione canina a Parigi, il pubblico ammirò i Basset, cominciando
ad apprezzare questi cani dall'aspetto così insolito.
Ed i Basset, così
insoliti, non potevano sfuggire all'attenzione degli Inglesi, sempre ghiotti di
rarità, soprattutto in relazione agli animali. Tutt'oggi, sugli stemmi gentilizi
di molte famiglie britanniche di discendenza normanna, sono raffigurati stemmi
con le teste dei segugi di St. Hubert e si può dunque pensare che i loro
antenati abbiano portato dalla Francia questi cani.
Ma è nel 1866 che il nome
Basset Hound compare per la prima volta nella letteratura inglese, ed è proprio
in questo periodo che iniziò il loro allevamento su basi scientifiche in
Inghilterra, ad opera di lord Galwary e successivamente di lord Onslow, che
diedero un notevole impulso all'allevamento della razza, partendo da alcuni
esemplari di Basset importati dalla Francia .
Nel 1874 Millais riuscì ad
acquisire e portare in Inghilterra Model un Basset che veniva utilizzato in
Francia come stallone e lo espose a Wolverhampton, suscitando notevolmente
l'interesse di pubblico e stampa. Furono proprio Millais e Lord Onslow che
continuarono a dedicarsi con passione all'allevamento, nel tentativo di ottenere
soggetti sempre migliori, a cui seguì Mr. Krehl, un londinese, che importò dalla
Francia un altro stallone, capostipite della razza, Fino de Paris.
Mr. Krehl
continuò per anni con i discendenti di Fino de Paris a conquistare i più grandi
successi in esposizione.
Nel febbraio del 1883 venne fondato in Inghilterra
il primo Bassethound Club e, grazie alla dedizione degli allevatori inglesi, nel
1886 all'Esposizione Speciale di Londra, vennero iscritti 120 Bassethound!
Quattro anni più tardi, nel 1887, venne redatto da Krehl, e ratificato dal Club,
il primo standard che indicava un'ossatura massiccia, un'abbondante pelle lassa,
un ampio e sviluppato torace e una testa simile al Bloodhound.
E fu proprio
il Bloodhound che Millais utilizzò per porre rimedio ai problemi derivanti
dall'eccessiva consanguineità tra i suoi soggetti; la razza trasse da questo
apporto di sangue indubbi benefici, poiché agì sulla morfologia, mantenendo
integre tutte le peculiarità e l'istinto del vero segugio.
E' questa
l'affascinante storia che il Bassethound porta sulla punta del suo muso, come un
regalo, la storia che racconta del suo indomito spirito da segugio e che ci
parla dell'antica amicizia che Neruda descrisse come la gioia di essere cane e
di essere uomo, trasformata in un solo animale che cammina muovendo sei zampe e
una coda bagnata di rugiada.
Bibliografia
Gorge Johnston "Il Basset Hound" Ed. Olimpia,
1983
E. Capra "Il Bassethound " Ed. De Vecchi, 1991
A. Cabanè
Revista Todo Perros Ed. MC, 2001
Dog Owner's Guide Profile: the
Basset Hound Ed. Canis Major, 2004
Fulvio Marelli